Il Never give up di Schouten e la vita che può cambiare in un secondo

Non riuscivo a camminare nemmeno con i miei amici per strada. Avevo 19 anni e sul più bello ho temuto di non poter più giocare a calcio.

Jerdy Schouten, centrocampista del Bologna Fc 1909, ha raccontato una toccante storia a “La Gazzetta dello Sport“: fu molto vicino a smettere con il calcio.

Il centrocampista olandese ha vissuto una vita non facile e ora sta rinascendo con i felsinei. Eletto giocatore del mese di gennaio dal Bologna, Schouten ha raccontato i momenti difficili vissuti.

Da piccolo venne bocciato tre volte ai provini con lo Sparta Rotterdam, poi quel problema fisico alle gambe: 

«Dopo quei problemi a tibia a polpaccio, il resto è una sciocchezza. Ho avuto paura di dover smettere, ho cercato risposte in sei ospedali diversi. E giravo, con l’appoggio della mia famiglia e degli amici. Faticavo anche ad andare a fare due passi con loro in città. Una tortura. Avevo 19 anni e sul più bello ho temuto di non poter più giocare a calcio. Poi il problema è stato scoperto, fra tibia e polpaccio: ho subìto due operazioni e sono stato fermo quasi un anno. Ero all’Ado e dalle giovanili dovevo passare alla prima squadra. Una botta. Andavo a far fisioterapia anche da solo, volevo riprendermi tutto. Ce l’ho fatta. Da allora la paura non so più cosa sia»

 

Il Never give up di Schouten e la vita che può cambiare in un secondo

 

Jerdy Schouten è un ragazzo allegro e sorridente, sa giocare bene e ha una vita da raccontare. Tecnico, solido, deciso, sguardo verticale: regista. E con un nome nato così: “Di Jordy ce ne erano già troppi, così i miei genitori hanno cambiato la vocale…”. Il ragazzo sa distinguersi.

Nella sua carriera sportiva non ha fatto sempre il regista, anche l’ala sinistra, il centravanti e il dieci: e faceva una marea di gol. Poi, al Telstar, lo hanno messo davanti alla difesa. Dopo un po’ disse al tecnico che voleva tornare a fare il 10. Non fu ascoltato. “Vedrai che ti piacerà” disse. Aveva ragione. Ma ora vorrebbe fare più gol”.

Ha imparato molto guardando Fabregas, un modello. Ma da un po’ di tempo ammira molto Busquets. De Roon? Sì, c’è qualcosa di lui in Jerdy: il senso della posizione, il capire dove va la palla e la gestione.

Il nuovo calciatore del Bologna deve molto a Mihajlovic, afferma entusiasta che il mister gli sta insegnando il “Never give up” e che la vita può cambiare in un secondo. 

Pregi e difetti, calcistici e non?
“Nel calcio: la calma e il voler essere perfetto. Nella vita, l’allegria e la testardaggine”.

Della grande Olanda adorava Bergkamp.

Se non avesse fatto il calciatore sarebbe certamente diventato un consulente finanziario: in matematica era fortissimo.

Perché scelse il Bologna?

Mi cercavano altre squadre ma quando incontrai i dirigenti la prima volta mi dissero esattamente ciò che poi ho trovato e che avrei voluto. Il prossimo Europeo? Manca troppo poco… L’Europa col Bologna? Giochiamo bene e cerchiamo di vincerne il più possibile: di paura non ne abbiamo…”.

 

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