Marco Antonio
De Marchi

 

8 settembre 1966

Lo Sport è semplicemente il mio compagno di viaggio
DA SEMPRE…
nella mia vita e nella mia professione.

      L’INTERVISTA

I MIEI PRIMI 15 ANNI

Raccontaci il tuo amore per lo Sport

Lo Sport è semplicemente il mio compagno di viaggio da sempre… nella mia vita e nella mia professione… per me ha un linguaggio universale che aiuta ad unire la gente, a farla crescere umanamente, a dare delle regole secondo le quali le persone raggiungono un equilibrio interiore che le fa stare meglio.

La passione per il calcio quando è arrivata?

Nasce, si può dire, da quando ho cominciato a camminare…. una corsa nei giardini pubblici di Milano, pallone in mezzo ai piedi e via…. tra un capitombolo e l’altro sono arrivato ad un certo punto in cui ho intrapreso due strade parallele.. avevo circa 7-8 anni… l’una che mi portava all’atletica leggera e l’altra al calcio…. unite alla scuola devo dire di aver avuto un’infanzia discretamente impegnativa…. La presenza importante di mio zio Pierino, fratello di mia mamma e da sempre grande tifoso interista, ha fatto si che si scatenasse definitivamente in me quella passione che mi ha portato poi a diventare un calciatore professionista. Non dimenticherò mai le prime volte in cui mi portò a San Siro a vedere l’Inter di Facchetti, Boninsegna ecc ecc…. Che emozioni !!!

Come hai iniziato?

Ho iniziato grazie ad una conoscenza di mia mamma sul luogo di lavoro. incontrò un tale Franco Scaccia che era un allenatore delle Giovanili del Calcio Como. Feci il classico provino, come attaccante, e mi presero… Siccome però ero ancora molto piccolo per poter entrare nelle Giovanili del Calcio Como, mi fecero fare un paio di anni in una società dilettantistica vicino a casa, la Gloriosa AS Garibaldina !!! Da lì in poi iniziò il percorso vero il coronamento del Sogno !!!

I tuoi giocatori preferiti?

Di ieri avevo un modello da seguire ed un idolo incontrastato per il quale andavo a San Siro quasi sempre. Il primo era Fulvio Collovati, che cercavo di emulare il più possibile ( mi ricordo di aver comprato anche il modello di scarpe che usava ), mentre il secondo era Evaristo Beccalossi, indimenticata numero 10 dell’Inter anni 80.

Quando hai capito che “la cosa stava diventando seria” ?

Faccio una premessa.. sin da piccolo avevo ben in testa quale fosse il mio obiettivo e qualsiasi cosa si potesse fare per migliorarmi la facevo. Non c’era nulla che mi potesse impedire il mio cammino. Per me le “rinunce” non erano rinunce !!! Vivevo solo per la scuola ed il calcio. Avevo dentro di me una voce che mi diceva : “farai il calciatore !!!”… A circa 16 anni cominciavo a vedere che venivo considerato dagli addetti ai lavori, cosa questa che mi dava ulteriormente carica e convinzione. Arrivato ai 18 anni, ho visto che le cose stavano come pensavo e forse lì ho avuto la vera e propria consapevolezza che ce l’avrei fatta.

Il momento più bello, indimenticabile?

Professionalmente parlando ce ne sono stati diversi ma ne cito solo due per motivi ovvi di spazio. La vittoria della Coppa Uefa con la Juve e la seconda Promozione in Serie A col Bologna che veniva dopo una cavalcata interminabile dalla Serie C.

La delusione più cocente?

É sicuramente stata la non volontà del Bologna Fc di prolungarmi il contratto dopo appunto la conquista della Serie A nella stagione 1996-97. Spiego meglio il perché. 4 anni prima, dopo aver vinto la Coppa Uefa con la Juventus, decisi di andare in serie C a Bologna. Avevo 26 anni. Con l’unico obiettivo di contribuire alla risalita nella massima serie. Raggiunto l’obiettivo mi fu dato a 29 anni il benservito… 

Cosa ti ha dato il calcio per la tua vita?

Mi ha trasmesso quei valori che, insieme a quelli trasmessi dalla mia famiglia, mi hanno aiutato a diventare Uomo. Nonostante abbia visto anche pagine tristi ho cercato di portare avanti i miei ideali. Il calcio è la mia Vita !!!

Come lo vivi oggi?

Con i capelli un po grigi vedo le situazioni con un’altra prospettiva. L’esperienza aiuta moltissimo. 

Oggi che fai nella vita?

Oggi faccio il Procuratore Sportivo e gestisco diversi calciatori. 

Un consiglio ai quindicenni di oggi?

Vivere lo sport ed il calcio con la serenità dei 15 anni cercando di mettere in campo tutta la passione e la voglia di perseguire i propri obiettivi attraverso la cultura del lavoro. Ricordare loro che hanno in mano il destino di loro stessi. E nessuno può essere in grado di “segnarlo”, se non loro stessi, con i loro atteggiamenti, il loro lavoro e la loro determinazione. Ah, dimenticavo, ragazzi…Divertitevi !!!

WLF generazione F, che ne pensi?

E’ la volontà mia e della mia squadra di portare una ventata di aria nuova, pulita e piena di energia per coinvolgere un Mondo intero a fare qualcosa di concreto per i giovani e per garantire a loro un futuro migliore.

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