Kobe Bryant, morta la leggenda dell’Nba che amava l’Italia

Kobe Bryant, morta la leggenda dell’Nba che amava l’Italia

LAS VEGAS, NEVADA - JULY 27: Gianna Bryant and her father, former NBA player Kobe Bryant, attend the WNBA All-Star Game 2019 at the Mandalay Bay Events Center on July 27, 2019 in Las Vegas, Nevada. NOTE TO USER: User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement. (Photo by Ethan Miller/Getty Images)

“Non voglio essere ricordato come un grande giocatore. Gli anelli, i titoli, vanno e vengono. Voglio essere ricordato come uno che ha ispirato le prossime generazioni”

Basterebbero queste parole di Kobe Bryant per spiegare perché oggi tutta la stampa sportiva dovrebbe dedicare il giusto spazio da protagonista ad un atleta che ha lasciato il segno. 

Sarebbe il maltempo, la fitta nebbia che avvolgeva la zona, la causa più probabile dell’incidente in cui sono morti Kobe Bryant e altre 8 persone, compresa la figlia 13enne Gianna, secondo quanto fatto capire dallo sceriffo della contea di Los Angeles in una conferenza stampa nella serata californiana. Domenica mattina la visibilità era talmente bassa che la polizia di Los Angeles ha tenuto a terra i propri elicotteri. Quello della leggenda dei Lakers invece, partito alle 9:06 dall’aeroporto John Wayne di Orange County, si era alzato e si è schiantato poco più di 40’ dopo nella zona di Calabasas, a ovest di Los Angeles, dopo aver sorvolato la città.

L’elicottero di Kobe era diretto a Thousands Oaks, California, dove il Mamba avrebbe dovuto allenare una partita della squadra della figlia nella Mamba Cup un torneo con squadre maschili e femminili organizzato dalla sua Mamba Sports Academy, il progetto legato al basket della carriera post Nba del 41enne. È confermata la presenza a bordo dell’elicottero di John Altobelli, coach di baseball all’Orange Coast College, morto nello schianto insieme alla figlia Alyssa, 13enne compagna di squadra di Gianna Bryant, e la moglie Keri. Nell’incidente, oltre al pilota dell’elicottero che resta ancora senza nome, è morta anche Christina Mauser, assistant coach di Kobe nella squadra della figlia, come ha confermato il marito sui social network.

Alyssa Altobelli era una compagna di squadra di Gianna nell’accademia sportiva Mamba Academy, con sede a Thousand Oaks, dove era allenata dallo stesso Kobe. La famiglia Altobelli viaggiava regolarmente con i Bryant verso esercitazioni e partite, ha confermato Ron La Ruffa , vice allenatore dell’OCC . «Era una cosa che John faceva abitualmente, volando con Kobe per partecipare alle partite con sua figlia», ha detto Ron alla CNN. 

La struttura offre programmi per giovani e adulti, ed è stata fondata dallo stesso Kobe nel 2018. Sul sito Web, Mamba è descritta come una “struttura a cerchio completo progettata per aggiornare il modo in cui uomini, donne e giovani si avvicinano alle prestazioni umane, creando un ambiente multipiattaforma che attiva, educa e offre l’opportunità agli umani di liberare tutto il loro potenziale“. Kobe è stato un forte sostenitore della WNBA e delle giovani donne dello sport, proprio come Gianna e Alyssa.

KOBE E L’INFANZIA IN ITALIA

«Kobe amava l’Italia», ricorda Magic Johnson, una delle leggende dei Los Angeles Lakers in lacrime dopo la morte di Kobe Bryant.

Proprio in Italia Kobe era cresciuto,  tra il 1984 e il 1991: seguendo papà Joe, detto Jellybean, per i campi di basket, Rieti, Reggio Calabria, Pistoia, Reggio Emilia. I tifosi apprezzavano le prodezze sotto canestro del giocatore venuto da Filadelfia.

Kobe rimane immortale per la pallacanestro. Per noi italiani il lutto è maggiore, per noi emiliani lo è ancora di più per i reggiani non ne parliamo. Lo hanno visto crescere a Reggio, dove piccolino si divertiva nell’intervallo delle gare che interpretava suo papà Joe. 41 anni sono troppo pochi per tutti, per volare via. La gente comune innamorata dello sport ne ricorderà le straordinarie performance, uno che poteva vincerla da solo, Kobe. Ha vissuto a una velocità doppia, tripla, quadrupla rispetto a un comune mortale. Resterà per sempre l’immagine del suo largo sorriso, il suo uso dell’italiano in un film sulla sua straordinaria carriera (qualcosa che ci inorgogliva). 

Sono tanti gli sportivi italiani, molti calciatori, che ora gli dedicano un ricordo commosso.

«Tutto il mondo, non solo sportivo, si è fermato. Personalmente sono scioccato, ero con lui meno di un mese fa a vedere una partita di calcio femminile. C’è incredulità quando se ne vanno persone di questo calibro. Abbiamo ricordato la sua grandezza, anche con un impegno nel sociale rivolto al mondo femminile. Una persona che si è sempre basata sui fatti e non sulle parole», dice Alessandro del Piero in collegamento da Los Angeles. «Ricordo quando lo conobbi a 18 anni in Italia, un esempio per come interpretava il gioco e dava il meglio. Lui rappresenta qualcosa che va oltre quello che succede nei palazzetti. C’è molta tristezza».

«Onorato di averti conosciuto, Campione dentro e fuori dal campo! R.I.P», scrive Francesco Totti su Instagram postando una foto che lo ritrae con la stella dei Lakers.
E ancora: «Sei stato un esempio per la nostra generazione. Rip. Leggenda», scrive su Twitter Andrea Pirlo.

 

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Per chi ama lo sport, la scomparsa di Kobe #Bryant rappresenta una gravissima perdita. L’ex stella dei #Lakers è stata un esempio di etica del lavoro, resilienza e amore per il #basket.

Era un’icona, ma ha anche fatto tanto per Los Angeles. Metteva il cuore per aiutare gli homeless e si batteva per i diritti delle donne nel basket. Allenare sua figlia lo rendeva felicissimo.

Ci uniamo al dolore della famiglia, che piange anche la perdita della figlia Gianna #RIPMamba

Grazie di tutto campionissimo. Ti aspetta l’Olimpo.

Morto Kobe Bryant, la leggenda dell’Nba che amava l’Italia

 

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