Claudio Pozzi

Claudio Pozzi

 

5 marzo 1963

Scuola, allenamenti
e a letto presto la sera.
Sempre. Sabato compreso.

      L’INTERVISTA

I MIEI PRIMI 15 ANNI

Come hai iniziato?

All’oratorio ed in qualunque luogo si potesse giocare con un pallone E anche dove non si potesse. Poi a dieci anni mia madre mi portò a fare un provino alla scuola calcio del Milan. Così è cominciata l’avventura.

La passione per il calcio quando è arrivata?

Non ricordo un momento preciso, probabilmente dalla notte dei tempi.

Quando hai capito che la cosa stava diventando seria?

Ci ho sempre sperato ma credo di averne preso piena coscienza quando ho firmato il mio primo contratto.

Hai fatto molti sacrifici?

Tanti, da quando sono entrato nei pulcini del Milan le mie giornate sono cambiate. Scuola, allenamenti e a letto presto la sera. Sempre. Sabato compreso. Ma devo anche dire che I sacrifici che ho fatto venivano ripagati dalla grande passione per il calcio.

Il momento più bello, indimenticabile?

Tanti, la prima volta che feci il raccattapalle a San Siro, la prima partitella con la prima squadra a Milanello e poi naturalmente il primo campionato vinto con il Mantova.

La delusione più cocente?

La retrocessione con il Mantova l’anno successivo.

Cosa ti ha dato il calcio per la tua vita?

Mi ha permesso di realizzare i miei sogni di bambino di vincere la mia timidezza, mi ha insegnato a stare in gruppo, l’appartenenza, la condivisione, mi ha insegnato il sacrificio, a lottare per ottenere qualcosa ma anche a rialzarmi dopo una sconfitta a dare gioia e a riceverla ad essere rincuorato e a rincuorare. Insomma, a crescere.

Come lo vivi oggi?

Come un bel ricordo, un percorso a cui ho dato tanto e da cui ho ricevuto tanto. Oggi ne sono completamente fuori, però quando vedo un pallone non posso fare a meno di corrergli incontro e calciarlo.

Oggi che fai nella vita?

Il tassista ahimè, faccio ancora tanti chilometri ma non sento più il profumo dell’erba.

Un consiglio ai quindicenni di oggi?

Divertitevi con spensieratezza, vivete il momento senza fare calcoli, seriamente ma con il sorriso, se avete del talento mettetelo a disposizione degli altri, seguite la vostra passione e pensate che state facendo il gioco più bello del mondo.

WLF generazione F, che ne pensi?

Trovo che sia un’iniziativa bellissima, le persone che si mettono al servizio di chi è stato meno fortunato sono le migliori del mondo.

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