Categoria: Calciatori

Josè Luis Sànchez Vera

Josè Luis Sànchez Vera

Atletico Madrid

Per fare il calciatore non conta solo giocare a calcio, bensì anche altri fattori.Prima cosa bisogna essere una persona equilibrata.

      L’INTERVISTA

FRIENDS OF WE LOVE FOOTBALL

Vi presentiamo i protagonisti che hanno contribuito a scrivere pagine importanti della storia del torneo internazionale di calcio giovanile U-15 We Love Football: oggi ci trasferiamo in Spagna, dove abbiamo parlato con l’allenatore Josè Luis Sànchez Vera, nel 2016 vincitore della prima edizione del torneo con l’Atletico Madrid a fianco del capo allenatore Juan Josè Rodriguez.
In quel torneo l’Atletico Madrid partì nel girone B con Inter, Bologna e Lokomotiv Zagabria e lo passò come prima, in semifinale incontrò il Torino, battuto per 3 a 1 e poi in finale ebbe la meglio sul PAOK Salonicco, vincendo 3 a 1 con gol di Navarro, Martinez e Perez.
La scuola calcio dei colchoneros mise in luce tantissimi giovani talenti, da Victor Mollejo a Cedric Teguia, quella selezione Under 15 rappresentava al meglio tutto il talento prodotto nella Cantera rojiblanca.

Jose Luis, come stai? Di cosa ti occupi ora?

“Ciao a tutti! Sto bene grazie, sto continuando a lavorare per l’Atletico Madrid, per me qui è il quarto anno consecutivo. Personalmente questo Club rappresenta una seconda casa, mi trovo benissimo, hanno tutti a cuore i tuoi affetti personali e ti fanno sentire come fossi parte di una grande famiglia. Li ringrazio davvero per la fiducia che continuano a riservarmi e per le esperienze professionali che mi offrono.

Attualmente sono il responsabile del dipartimento di analisi dell’accademia dell’Atletico, dove lavorano con me altri 3 analisti e con i quali stiamo sviluppando un progetto unico e innovativo in Europa. Ci occupiamo dal punto di vista dell’analisi dello sviluppo delle nostre squadre con l’obiettivo di creare il maggior numero di calciatori professionisti possibile. Allo stesso tempo sono allenatore della prima squadra femminile che gioca nella “Primera Divisiòn” spagnola, squadra che ha vinto negli ultimi anni il titolo di campione di Spagna e altri titoli europei. In Woman Champions League abbiamo superato la fase eliminatoria contro il Manchester City e siamo usciti agli ottavi contro il Wolfsburg. In Copa della Reìna siamo ai quarti dopo aver superato il Malaga. Sono molto attaccato a questa realtà che lavora benissimo e con grande attenzione nel calcio, per questo sono felice di farne parte”

Se ti dico “We Love Football”?

“La prima cosa che mi viene in mente sono ricordi molto belli. Abbiamo passato una settimana intera in un ottimo ambiente, tutti ci hanno trattato davvero bene. In campo fu un inizio di torneo complicato, dovevamo ovviamente ancora prendere confidenza con tutto, col passare del tempo però abbiamo preso fiducia e il resto sono stati tutti momenti fantastici. Ho sempre in testa la finale allo Stadio Dall’Ara e tutte le emozioni che hanno vissuto i nostri ragazzi nel vincere poi un torneo così importante”

L’emozione più bella?

“Varie. L’ultima partita della fase a gironi, per esempio, dove grazie al pareggio del Bologna con l’Inter – considerata la favorita – noi passammo il turno che ci diede la possibilità di andare a giocare al Dall’Ara, che era il nostro obiettivo primario. Fu un momento bello, così come magico fu anche il momento quando entrammo per la prima volta allo stadio: un impianto architettonicamente e culturalmente imponente e molto bello. E infine il “Pasillo de Honor” che riservammo al PAOK che avevamo sconfitto in finale, un gesto che ricorderò per sempre”

Cosa ne pensi di We Love Football?

“Noi giocammo la prima edizione e già allora pensammo che potesse essere una delle migliori competizioni giovanili d’Europa. Il migliore per quanto riguarda le categorie U15/U14: un torneo con una struttura di mezzi e un dispiegamento di personale impressionante, all’altezza di pochi altri tornei, credo che questo faccia la differenza. Le super strutture che ci hanno ospitato, il fatto che avessimo un tutor sempre a nostra disposizione, l’attenzione mediatica che avevamo, le regole che dovevamo rispettare, la cerimonia d’apertura e quella di chiusura allo stadio sono tutte cose che mi fanno consigliare questo torneo a tutte le società e le squadre che dispongono di questa categoria perché è veramente un’esperienza indimenticabile. Ho conservato in casa alcuni ricordi e oggetti, tra cui anche le foto con la coppa in mano nel centro di Bologna. E’ un torneo che sta crescendo ancora, ospita le migliori squadre del mondo e passando gli anni si toglierà tante soddisfazioni perché se lo merita”

Coach, ci sono tanti giovanissimi calciatori che ci seguono e che vogliono diventare professionisti: tu a loro cosa consigli?

“Primo consiglio chiaramente è che si devono formare interamente a 360 gradi: per fare il calciatore non conta solo giocare a calcio, bensì anche altri fattori. Prima cosa bisogna formarsi come persona, con valori ed educazione, essere una persona equilibrata al momento della pratica sportiva servirà a ottimizzare al meglio il tuo rendimento a quel punto bisogna saper sfruttare la fortuna, le chances e i momenti che arriveranno. E’ complicato, se però quello è il sogno non bisogna perdere di vista la meta e l’obiettivo finale, non bisogna mollare mai. Non scordatevi mai però che per raggiungere alti livelli bisogna allenarsi sempre tutti i giorni, vedere molto calcio in televisione e approfondire ogni dettaglio. I giocatori che riescono a trovare un equilibrio professionale, sportivo ed emozionale un giorno sicuramente avranno più possibilità di arrivare a poter dire “io sono un calciatore”.”

Sul canale #IGTV di We Love Football ci sono le video storie dei giocatori più forti del torneo We Love Football, alcuni nomi: Georgios Vrakas, Victor Mollejo, Cedric Teguia, Nicolò Fagioli…


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Kennet Andersson

Kennet Andersson

 

6 ottobre 1967

Vai avanti prendendoti
i tuoi tempi, ma fa le cose
con passione e ridi molto.

      L’INTERVISTA

I MIEI PRIMI 15 ANNI

Raccontaci il tuo amore per lo Sport

Da quando ho imparato a camminare, o forse anche prima, ho sempre avuto, in qualche modo, la passione per la competizione, sia da solo che in squadra e credo che gli altri se ne rendessero conto.
Lo sport è stato il miglior modo per esprimere al meglio questa mia passione.
Sono sempre stato un po’ timido, ma mai sui campi da gioco.

La passione per il calcio quando è arrivata?

La passione per il pallone è arrivata subito, quella per il calcio invece è cresciuta con il tempo.
Il sogno di diventare un calciatore è scattato quando ho seguito i mondiali di calcio del 1974.

Come hai iniziato?

Ho sempre giocato con gli amici, ma ho cominciato all’età di 10 anni in una piccola società che si chiamava Tunafors SK.

I tuoi giocatori preferiti?

Il mio giocatore preferito di un tempo è stato Socrates. Oggi mi diverto a vedere Messi.

Il momento più bello, indimenticabile?

Per me il calcio non si può riassumere in un momento. É una sensazione che dura sempre, ancora oggi, insieme a tutti i miei ricordi.
Ma se proprio devo scegliere, credo sia stato il mondiale del 1994, dove con la mia Svezia siamo arrivati terzi.

La delusione più cocente?

Non essere riusciti a partecipare agli Europei 1996 e ai Mondiali 1998, dove potevamo dimostrare di essere ancora più forti.

Cosa ti ha dato il calcio per la tua vita?

Quasi tutto.
É difficile immaginare come sarebbe stata la mia vita senza il calcio.
Mi ha portato a Göteborg, dove ho conosciuto mia moglie.
Sempre grazie al calcio ho vissuto in Belgio, Francia, Italia e Turchia, ho un sacco di ricordi legati a questi paesi, un sacco di esperienze e di amici.
Quindi, Kennet senza il calcio, sarebbe stato poca roba.

Come lo vivi oggi?

Sono allenatore, di mia figlia di 17 anni e di mio figlio di 14.
É un calcio lontano dalla Serie A e dai mondiali, ma che vivo con lo stesso amore, passione e voglia di vincere…o quasi 🙂

Oggi che fai nella vita?

Sono attivo in diverse associazioni e proprio adesso sto facendo il corso per diventare allenatore nelle divisioni più alte.

Un consiglio ai quindicenni di oggi?

Vai avanti prendendo i tuoi tempi, ma fa le cose con passione e ridi molto.

WLF generazione F, che ne pensi?

Mi piace vedere i giovani scoprire le tecniche e le tattiche del gioco del calcio, con passione e voglia di provare.
Sono qualità che non si vedono più tanto spesso nei giocatori professionisti.

Giancarlo Marocchi

Giancarlo Marocchi

 

4 luglio 1965

Io amo lo sport,
tutti gli sport
per la sua bellezza e armonia nei gesti.

      L’INTERVISTA

I MIEI PRIMI 15 ANNI

Raccontaci il tuo amore per lo Sport

Io amo lo sport, tutti gli sport per la sua bellezza e armonia nei gesti. Provate a pensare ai campioni/miti che da sempre cerchiamo di imitare come Tomba, M. Jordan, Bolt, Baggio, Valentino Rossi.

La passione per il calcio quando è arrivata?

Credo di essere nato con la passione per il calcio, ricordo di avere sempre avuto un pallone tra i piedi, ancora prima di aver visto in televisione o allo stadio una partita di calcio.

Come hai iniziato?

Dopo aver sfidato tutti i vicini di casa in cortile, grazie alla passione e generosità di Battilani (un signore di Imola che nel dopo lavoro si improvvisò allenatore, fenomenale nel farci ripetere all’infinito tutti i gesti tecnici) iniziai a 10 anni con la Bruman Sport, poi Imolese.

I tuoi giocatori preferiti?

I miei idoli di ieri erano Savoldi e Roversi, poi durante la carriera e ancora oggi mi affascinano i “numeri 10”

Quando hai capito che “la cosa stava diventando seria” ?

All’età di 15 anni mi richiese il Bologna, i miei dissero che era troppo presto, dovevo studiare, Bologna così lontana…….andai l’anno dopo. Iniziai a pensare che saper giocare a calcio mi avrebbe aiutato.

Il momento più bello, indimenticabile?

Ho vissuto in particolare 3 momenti da ricordare: l’esordio in Nazionale, la vittoria in Coppa Italia nel 90, era il primo trofeo, e i 30 secondi finali della mia ultima partita.

La delusione più cocente?

La più grossa delusione fu la sconfitta in semifinale UEFA nel 99.

Cosa ti ha dato il calcio per la tua vita?

Il calcio mi ha insegnato tutto, ovvero sei felice quando hai fatto tutto, ma veramente tutto per la tua squadra. Anche in una sconfitta ci sono emozioni e orgoglio.

Come lo vivi oggi?

Oggi vivo il calcio soprattutto dall’esterno come attento osservatore facendo televisione cercando di essere io più equilibrato possibile nei giudizi.

Un consiglio ai quindicenni di oggi?

Ai quindicenni di oggi auguro di inseguire i loro sogni accompagnati dalla passione per lo sport che praticano.

WLF generazione F, che ne pensi?

WLF ha il mio sostegno e ammirazione per la voglia di trasmettere ai giovani i valori veri dello sport e del calcio in particolare.

Gianluca Vialli

Gianluca Vialli

Gianluca Vialli

 

9 Luglio 1964

Nutro un amore spontaneo,
incondizionato e indistruttibile,
per lo sport

      L’INTERVISTA

I MIEI PRIMI 15 ANNI

Raccontaci il tuo amore per lo Sport

Nutro un amore spontaneo, incondizionato e indistruttibile, sia per lo sport praticato che per quello “guardato”.

La passione per il calcio quando è arrivata?

La prima volta che ho visto una palla rotolare ( avro’ avuto due anni) le ho dato un calcio ed e’ scattata la scintilla. Avevo trovato la passione che mi avrebbe accompagnato per il resto della mia vita. La quantità e la qualità della pratica che ci ho aggiunto mi hanno permesso successivamente di trasformare la passione in una professione.

Come hai iniziato?

In cortile, in camera da letto ed all’oratorio.Poi a 12 anni sono entrato nel settore giovanile del Pizzighettone e l’anno dopo sono passato alla Cremonese nella quale ho esordito in Serie C (Lega Pro) a 16 anni.

Quando hai capito che “la cosa stava diventando seria” ?

Quando sono entrato nel settore giovanile della US Cremonese e ci hanno dato il materiale per l’allenamento e la borsa con la scritta della societa’. Dopo il primo, durissimo, allenamento con mister Guido Settembrino, capii che la cosa era diventata dannatamente seria!

Il momento più bello, indimenticabile?

Alzare la Champions League a roma, da capitano, con la maglia della Juve.

La delusione più cocente?

Vedere Ronald Koeman, capitano del Barcellona, alzare la Champions league a Wembley dopo la finale persa con la Sampdoria e ripensare alle occasioni sprecate.

I tuoi giocatori preferiti di ieri e di oggi?

Ieri: Bonionsegna, Pele’, Crujiff, Cabrini.
Oggi; Buffon,Messi, Ronaldo.

Cosa ti ha dato il calcio per la tua vita?

Il calcio mi ha reso popolare e mi ha regalato gioie e delusioni.Il calcio mi ha insegnato ad essere un uomo migliore.Grazie al calcio ho comprato la mia prima macchina e la prima casa.

Come lo vivi oggi?

Oggi faccio il lavoro più bello del mondo. Mi pagano per guardare ed analizzare partite di calcio in TV. Sono davvero fortunato. Un giorno tornerò per fare il presidente di una società.

Oggi che fai nella vita?

Vivo a Londra, lavoro in TV a Sky, mi occupo della Fondazione Vialli e Mauro per la ricerca e per lo sport, sono coinvolto in altre attivita’ e soprattutto cerco di soddisfare le esigenze della mia famiglia.

Un consiglio ai quindicenni di oggi?

Se volete imitare Messi, mettete via la Play Station, scendete dal divano, spegnete il cellulare e andate a fare sport con gli amici.

WLF generazione F, che ne pensi?

E’ incoraggiante sapere che ci sono organizzazioni che promuovono l’attivita’ calcistica tra i giovani enfatizzando i pricipi e valori che questa rappresenta.

Filippo Galli

Filippo Galli

 

19 maggio 1963

Senza la relazione
non esiste apprendimento e
dove non c’è apprendimento,
non c’è crescita!.

      L’INTERVISTA

I MIEI PRIMI 15 ANNI

Raccontaci il tuo amore per lo Sport

La passione per lo sport è nata sin da piccolo grazie all’influenza dei miei cugini e di una zia, appassionati di calcio, e, ai miei zii paterni che mi hanno però spinto a scegliere la ginnastica artistica come primo sport praticato.

La passione per il calcio quando è arrivata?

Come detto il calcio è sempre stato di casa. Spesso giocavo con bambini e ragazzi più grandi di me nei prati vicino a casa di un’altra zia, una figura che non potrò mai dimenticare e che mi ha sempre sostenuto quando ero piccolo.

Come hai iniziato?

Ho cominciato a giocare nella squadra di Villasanta, la C.O.S.O.V., il paese in cui abitavo, vicino a Monza, all’eta’ di 13 anni.

I tuoi giocatori preferiti?

Ho giocato con e contro tantissimi campioni. Tra i miei compagni non posso fare torto a nessuno, tra gli avversari dico : Maradona, Zico, Rumenigge, Vialli, ed anche qui ne dimentico molti!

Quando hai capito che “la cosa stava diventando seria” ?

Quando al termine del percorso al Settore Giovanile del Milan, iniziato a 16 anni, sono andato in prestito al Pescara e con i miei nuovi compagni abbiamo vinto il Campionato di serie C. Il Milan mi ha voluto di nuovo con se’ e cosi’ e’ cominciata la mia carriera. Fino ad allora la priorità era la scuola e l’obiettivo lavorare con papa’.

Il momento più bello, indimenticabile?

Sono tanti, tutti legati ad emozioni incredibili, se devo scegliere, scelgo la vittoria della Champion’s League battendo il Barcellona 4-0, ad Atene nel 1994

La delusione più cocente?

A memoria, la sconfitta in finale di Coppa Italia nella gara di ritorno a S. Siro contro la Juventus, di cui non ricordo l’anno!

Cosa ti ha dato il calcio per la tua vita?

Il calcio mi ha dato sempre nuovi stimoli, nuovi obiettivi da raggiungere. In particolare, negli ultimi anni, nel ruolo che ricopro, la curiosità di conoscere.

Come lo vivi oggi?

Sono tifoso milanista ma cerco di vivere il calcio in modo curioso, cercando di capire cosa c’e’ dietro ad una partita di Montella piuttosto che di Sarri, Ancelotti, Guardiola, Bielsa e tutti quei tecnici che danno un certo tipo di impronta alle loro squadre.

Oggi che fai nella vita?

Quella che e’ iniziata è la mia nona stagione di responsabile del Settore Giovanile dell’A.C. Milan.

Un consiglio ai quindicenni di oggi?

Terreno molto delicato! Direi loro e ai loro genitori di aiutarli a vivere il calcio con passione e curiosità.
Tutti noi, inteso come le figure adulte che a diverso titolo concorrono al processo di formazione dei giovani calciatori, dobbiamo avere un forte senso di responsabilità.

WLF generazione F, che ne pensi?

Credo che qualsiasi iniziativa che favorisca il confronto e le relazioni sia da elogiare. Soprattutto quando parliamo di giovani perchè sono convinto che senza la relazione e una rete di relazioni non vi sia apprendimento e, dove non c’è apprendimento, non c’è crescita!

Evaristo Beccalossi

Evaristo Beccalossi

 

12 maggio 1956

Tutto lo stadio
si mise a chiamare il mio nome:
“Evaristo Evaristo Evaristo”

      L’INTERVISTA

I MIEI PRIMI 15 ANNI

Raccontaci il tuo amore per lo Sport

Il mio amore per lo sport nasce da un regalo di mio papà che quando avevo 8 anni mi comprò una biciclettina da corsa, ma dopo i primi allenamenti capì che era uno sport singolo e si faceva troppa fatica. Da quel momento mi spostai sul calcio all’oratorio.

La passione per il calcio quando è arrivata?

La passione per il calcio arrivó quando dalla bicicletta mi spostai sul calcio e iniziai a giocare nel CSI, la squadra dell’oratorio di Brescia, le partite si giocavano 5 contro 5.

Come hai iniziato?

Iniziai andando all’oratorio e di pomeriggio con tutti gli altri ragazzi, sia i più grandi che i più piccoli facevano delle partite.

I tuoi giocatori preferiti?

I miei giocatori preferiti sono stati Cruijff, Sivori, e Rivera mentre quando giocavo il numero 1 era Maradona. Nell’ultima generazione i migliori sono stati Totti, Del Piero, Baggio e Mancini invece i migliori odierni sono Icardi, Belotti, Insigne e il miglior portiere è Buffon.

Quando hai capito che “la cosa stava diventando seria” ?

Dai 12 ai 16 anni giocavo per divertirmi, mentre a 16 anni il Brescia mi fece esordire in serie B contro il Catanzaro, li capí che il calcio sarebbe stata la mia strada.

Il momento più bello, indimenticabile?

Il momento più bello fu quando un’ora prima della partita di Coppa dei Campioni Inter-Real Madrid a San Siro entrai a perlustrare il campo e tutto lo stadio si mise a chiamare il mio nome: “Evaristo Evaristo Evaristo”. Questo è stato il momento che mi ha fatto rivivere tutte le emozioni avute nel mio percorso, soprattutto i sacrifici che mio padre fece per farmi arrivare fino a dove sono arrivato.

La delusione più cocente?

Come in ogni carriera ci sono stati dei momenti positivi e negativi ma le soddisfazioni hanno nettamente prevalso, tanto da farmi dimenticare le delusioni.

Cosa ti ha dato il calcio per la tua vita?

Il calcio mi ha dato tutto  e avere lasciato un buon ricordo sia da uomo che da giocatore mi gratifica molto.

Come lo vivi oggi?

Oggi vivo il calcio soprattutto dall’esterno come attento osservatore facendo televisione cercando di essere io più equilibrato possibile nei giudizi.

Oggi che fai nella vita?

Oggi nella vita mi dedico al libero professionismo facendo televisione e progetti dedicati ai bambini, in oltre faccio attività marketing per gli sponsor.

Un consiglio ai quindicenni di oggi?

Il consiglio che do ai quindicenni di oggi è di giocare divertendosi e cercare le persone giuste per i giusti consigli.

WLF generazione F, che ne pensi?

La WLF è un’ organizzazione positiva perché tutto quello che ha a che fare con i giovani va seguito con grande attenzione avvalendosi di persone preparate, corrette, affidabili e pulite  per la giusta crescita dei ragazzi di oggi, e voi lo state facendo bene.

Claudio Pozzi

Claudio Pozzi

 

5 marzo 1963

Scuola, allenamenti
e a letto presto la sera.
Sempre. Sabato compreso.

      L’INTERVISTA

I MIEI PRIMI 15 ANNI

Come hai iniziato?

All’oratorio ed in qualunque luogo si potesse giocare con un pallone E anche dove non si potesse. Poi a dieci anni mia madre mi portò a fare un provino alla scuola calcio del Milan. Così è cominciata l’avventura.

La passione per il calcio quando è arrivata?

Non ricordo un momento preciso, probabilmente dalla notte dei tempi.

Quando hai capito che la cosa stava diventando seria?

Ci ho sempre sperato ma credo di averne preso piena coscienza quando ho firmato il mio primo contratto.

Hai fatto molti sacrifici?

Tanti, da quando sono entrato nei pulcini del Milan le mie giornate sono cambiate. Scuola, allenamenti e a letto presto la sera. Sempre. Sabato compreso. Ma devo anche dire che I sacrifici che ho fatto venivano ripagati dalla grande passione per il calcio.

Il momento più bello, indimenticabile?

Tanti, la prima volta che feci il raccattapalle a San Siro, la prima partitella con la prima squadra a Milanello e poi naturalmente il primo campionato vinto con il Mantova.

La delusione più cocente?

La retrocessione con il Mantova l’anno successivo.

Cosa ti ha dato il calcio per la tua vita?

Mi ha permesso di realizzare i miei sogni di bambino di vincere la mia timidezza, mi ha insegnato a stare in gruppo, l’appartenenza, la condivisione, mi ha insegnato il sacrificio, a lottare per ottenere qualcosa ma anche a rialzarmi dopo una sconfitta a dare gioia e a riceverla ad essere rincuorato e a rincuorare. Insomma, a crescere.

Come lo vivi oggi?

Come un bel ricordo, un percorso a cui ho dato tanto e da cui ho ricevuto tanto. Oggi ne sono completamente fuori, però quando vedo un pallone non posso fare a meno di corrergli incontro e calciarlo.

Oggi che fai nella vita?

Il tassista ahimè, faccio ancora tanti chilometri ma non sento più il profumo dell’erba.

Un consiglio ai quindicenni di oggi?

Divertitevi con spensieratezza, vivete il momento senza fare calcoli, seriamente ma con il sorriso, se avete del talento mettetelo a disposizione degli altri, seguite la vostra passione e pensate che state facendo il gioco più bello del mondo.

WLF generazione F, che ne pensi?

Trovo che sia un’iniziativa bellissima, le persone che si mettono al servizio di chi è stato meno fortunato sono le migliori del mondo.

Denis Tonucci

Denis Tonucci

 

6 Settembre 1988

Il mio amore per lo sport
è difficile da descrivere.
Per me è vita
è un modo di essere.

      L’INTERVISTA

I MIEI PRIMI 15 ANNI

Raccontaci il tuo amore per lo Sport

Il mio amore per lo sport è difficile da descrivere. Quello che vi posso dire che per me è vita, è un modo di essere, uno stile di vita.
Sinceramente non saprei come fare senza, tantomeno riesco ad immaginare la mia vita senza il calcio.
Devo solo ringraziare lo sport che oggi è fonte di felicità e sostentamento.

La passione per il calcio quando è arrivata?

La mia passione per il calcio è arrivata molto presto, all’età di 5 anni. Ogni giorno andavo a guardare dietro una rete di recinzione dei ragazzi più grandi allenarsi, giocare, divertirsi.
Ma il motore di tutto è stato mio padre che mi ha trasmesso la sua passione per questo sport.

Come hai iniziato?

Il mio inizio è stato molto particolare.
Praticavo un altro sport , il pattinaggio artistico (che c’entra? vi domanderete).
Lo facevo perché avendo una sorella più grande di me che lo praticava, volevo essere all’altezza e fare tutto ciò che faceva lei.
Ma qui la fortuna mi ha sorriso: proprio di fianco alla pista di pattinaggio c’era un campo da calcio. Ogni giorno provavo a mettermi i pattini ma poi restavo estasiato ad osservare i ragazzi che si divertivano a correre dietro a quel “pallone”.
Mio padre, che ci vedeva lontano, un giorno mi disse “Danis guarda che se vuoi andare anche tu in quel campo…non c’è problema…cominciamo??? “

Vi devo dire la mia risposta?? Bene così tutto ebbe inizio. A Villa San Martino in provincia di Pesaro. I casi della vita…

I tuoi giocatori preferiti?

I miei giocatori preferiti: Fabio Cannavaro, sin dai tempi in cui giocava a Parma, dai lui ho preso ispirazione, è stato per me un esempio da seguire.

Poi stimo molto Barzagli che ammiro come giocatore ma soprattutto come uomo: ho letto parecchie sue interviste e quello che mi ha colpito è il fatto che in ogni sua frase noto un grande amore per il calcio, quello serio e pulito come piace anche a me.

Quando hai capito che “la cosa stava diventando seria” ?

Ho iniziato a capire che la cosa stava diventando seria quando a 9 anni fui acquistato dal Cesena squadra a 70 km di distanza da casa. Questo l’ho sempre considerato un segnale del destino in quanto fin dal primo giorno che indossai le scarpette da calcio tutti mi dissero che sarei andato a giocare proprio lì, nel Cesena.

Il momento più bello, indimenticabile?

Il momento più bello è senza dubbio stato l’esordio in serie B a 17 anni. Dopo lunghi anni di gavetta giovanile ecco il sogno di ogni calciatore.
Il giorno dell’esordio che ricordo ancora come se fosse avvenuto ieri.

La delusione più cocente?

La delusione più cocente fu nell’astate 2014.
Dopo aver disputato uno splendido campionato in Francia, pronto a fare un nuovo salto in avanti, rimasi senza squadra.
Provai per la prima volta una paura, quella paura che fino ad allora non avevo mai pensato si potesse provare.
La paura che tutto potesse finire in un attimo. Una sensazione che ancora sento dentro. Arrivai a sfiorare la depressione, mi sentivo scarico e privo di fiducia nel futuro.

I momenti più difficili però credo che siano importanti nella vita di ognuno per crescere.
Qui devo ringraziare la mia splendida moglie Alice, l’amore per i miei figli, e un procuratore di grande sensibilità che mi aiutarono a non mollare e a continuare a credere in me e nelle mie possibilità. Grazie a loro sono ritornato in pista e più maturo e più forte di prima.

Cosa ti ha dato il calcio per la tua vita?

Il calcio mi ha dato tanto e sono convinto che ancora mi darà. Questo sotto ogni punto di vista: emozioni, soddisfazioni , incontri, amicizie e perché no, spero mi riservi anche delle belle soddisfazioni anche dal lato economico 🙂

Come lo vivi oggi?

Oggi lo vivo onestamente come l’ho sempre vissuto.: in modo professionale come di più non si può.
Con un sorriso stampato in viso tutti i giorni, consapevole che si tratta si di un lavoro, ma del lavoro più bello del mondo, quello che tutti vorrebbero fare, quello che sognavo da bambino.

Oggi che fai nella vita?

Oggi faccio il calciatore, cerco di farlo sempre al meglio, ma prima di tutto sono un uomo, che fa il papà di due fantastiche bambine e marito di una moglie unica.
Potrebbe sembrare poco ma oggi sono molto felice di ciò.

Un consiglio ai quindicenni di oggi?

Un consiglio che posso dare ai 15enni di oggi è quello di fare sempre quello che pensiate sia il meglio per la vostra vita, fatelo al massimo sempre con dedizione e professionalità per non avere mai rimpianti e non arrivare un giorno a dire “se l’avessi fatto meglio forse…”

Date tutto quello che potete in modo che possiate sempre camminare a testa alta nello sport e nella vita.

WLF generazione F, che ne pensi?

Penso sia un’idea grandiosa, riunire così tante squadre internazionali importanti non è facile. Il fatto che questo torneo veda protagonista giocatori così giovani è formidabile. Sono ragazzi ora ma saranno il futuro , quelli che daranno vita al calcio di domani “UNO SPORT BELLISSIMO”.
Un grande attestato di stima a chi ha organizzato tutto questo.

Riccardo Ferri

Riccardo Ferri

 

20 agosto 1963

Il calcio mi ha dato
la possibilità di fare progetti
e condividerli
con la mia famiglia.

      L’INTERVISTA

Riccardo-Ferri
Riccardo-Ferri

I MIEI PRIMI 15 ANNI

Raccontaci il tuo amore per lo Sport

Nato con me e trasmessa da mio padre e dai miei fratelli più grandi.

La passione per il calcio quando è arrivata?

All’età di 7 anni quando ho giocato per la prima volta in una squadra di primi calci in un piccolo quartiere nella mia città Crema.

Come hai iniziato?

Per assurdo da attaccante, poi per le mie poche attitudini alla marcatura, mi misero a centrocampo e poi trovai la mia posizione naturale da difensore, prima esterno poi centrale.

I tuoi giocatori preferiti?

Lothar Matheus, Andy Brehme del passato, Modric, Cristiano Ronaldo e Messi di oggi.

Quando hai capito che “la cosa stava diventando seria” ?

Quando a 17 anni giocai nella primavera dell’Inter alla Pinetina ed erano presenti tutti i vertici della 1° squadra, un’occasione da sfruttare al massimo per fare il salto..

Il momento più bello, indimenticabile?

L’esordio in A a 18 anni, il riscaldamento prima di essere chiamato per entrare in campo a S. Siro.

La delusione più cocente?

La sconfitta ai rigori nella semifinale mondiale 1990 e il mio allontanamento dall’Inter.

Cosa ti ha dato il calcio per la tua vita?

È stata una palestra in tutto, lo sport di squadra, la condivisione degli obbiettivi in comune che si hanno..
Il calcio mi ha dato la possibilita’ di fare progetti e condividerli con la mia famiglia.

Come lo vivi oggi?

Da appassionato ma attento anche ad altri aspetti che lo circondano, che quando giochi non noti.

Oggi che fai nella vita?

Dopo aver fatto un’esperienza a Miami per 3 anni, aprendo una Academy di calcio per ragazzi dai 5 ai 17 anni, ora sono un collaboratore opinionista di Mediaset Premium, dove ho ritrovato alcuni amici, e conosciuto molte persone di grande qualità.

Un consiglio ai quindicenni di oggi?

Le stesse cose che quando dette a noi sembravano scontate all’epoca, oggi essendo padre diventano difficili da tramandare e trasmettere.
Senza la passione ed il sacrificio in qualsiasi campo difficilmente ottieni ottimi risultati. Ambizione, perseveranza, diligenza e disposizione al rischio fattori che ognuno di noi ha, e che può decidere se svilupparli o no, ma determinanti per raggiungere grandi obbiettivi.

WLF generazione F, che ne pensi?

Un’iniziativa che offre ai giovani di esprimersi attraverso lo sport, fatta da gente seria e competente è merce rara. Tanti complimenti all’amico Marco De Marchi, alla moglie Stefania ed a tutti i loro collaboratori.