Calcio d’inizio

Lo sport sconfinato

“Non ci credo, Stefania! Guarda quei quattro ragazzini… Anche così pochi, sono riusciti a metter su il classico gioco alla tedesca…!”. Marco Antonio rideva. Fermai la macchina sulla strada quasi deserta, per permettergli di osservare meglio la partita che i giovanissimi calciatori disputavano con grande impegno su quel prato, appena fuori il paesino del Baltico cui eravamo diretti. Guardava giocare i due Club tedeschi con attenzione, e in silenzio. Immaginai che pensasse a se stesso a quell’età, quando la passione per il pallone gli era già entrata nei piedi e nel cuore, senza che ancora nessuno potesse indovinare la sua futura carriera di calciatore di serie A, le sue stagioni di capitano del Bologna, o la militanza in diverse squadre straniere. Poi mi sorrise, e andammo. Abbiamo visto molti altri ragazzini giocare, in quella mezza estate in giro per l’Europa. I nostri viaggi sono sempre anche di lavoro: procuratore calcistico lui, cantante e produttrice io, amiamo talmente le nostre attività da non poter distinguere la vita dalla professione, che spesso ci porta via da Bologna, in altre città e altri Paesi. Quella volta, ci eravamo voluti concedere il lusso di muoverci in auto, battendo strade secondarie e privilegiando i paesi alle metropoli; e forse fu quel clima di attenzione alla dimensione “piccola” e calma della vita che favorì chiacchiere e riflessioni intorno al calcio giocato dai ragazzi giovani; e propiziò le nostre soste presso prati, piazzette, e campetti in terra battuta, per ammirare il gioco “all’olandese” e quello “alla francese” di squadrette di tutti i tipi: undici contro undici, sei contro sei… uno contro uno… In tanti anni che siamo una coppia, non era certo la prima volta che io e Dema parlavamo di calcio. Ma fu in quel viaggio che mi resi conto ancora meglio di quanto il football sia un istinto vitale che abita tutti gli umani, e di quanto siano appassionanti le partite dei giovanissimi. Io lo conosco bene, Marco, e lo so quando gli viene in mente una nuova idea. Entusiasta com’era, stava certamente tramando qualcosa a proposito di calcio dei ragazzi… E io, come al solito, mi divertivo a indovinare.

Stefania Tschantret

Fondatrice e Presidente
Oblivion Production

Un’idea indovinata

Il calcio è “roba mia”, sì; ma anche lei ha praticato lo sport ad alti livelli, e lo ama come evento atletico e come scuola di valori; non è un caso se ci siamo incontrati… In quei giorni luminosi sotto i cieli d’Europa, mi ritrovai a condividere con Stefania la ricchezza di tante emozioni, umane e sportive. Scovare ragazzini che giocavano a pallone, per paesi e cittadine, era diventato il filo segreto del nostro viaggio. Lei ha una passione generosa per il talento degli altri: della sua attitudine a riconoscerlo e valorizzarlo è riuscita anche a farne un mestiere… Fu così che a Lieden, osservavando un colorito voetbalclub di giovani promesse dar vita ad azioni ispirate… “Fra artisti e sportivi non c’è poi tanta differenza”, mi ha detto, con aria complice. Che Stefania stesse indovinando la mia idea? O forse era venuta anche a lei la voglia di mettere insieme quei ragazzi che in posti tanto diversi vivono la stessa passione? Con tenerezza e divertimento, guardavamo quell’insieme confuso di jeans, felpe, scarponcini, maglie di celebri squadre olandesi, occasionali scarpette chiodate… E fu in Francia, quando a Nyons avvistammo due giovani équipe femminili in azione nel campetto accanto a un uliveto, che parlai a Stefania di quello che avevo in mente: incontrai il suo entusiasmo incondizionato. Nel viaggio di ritorno, arricchimmo l’idea con mille spunti e dettagli: eravamo galvanizzati dalla prospettiva di creare un evento di grande valore sportivo e sociale. “Un torneo internazionale di calcio under 15, a Bologna”…; “Anche il calcio femminile, giusto?”…; “Dobbiamo contagiare i valori dello sport ai ragazzi europei”…; “Allargare il discorso, con situazioni dedicate all’arte, alla salute, all’alimentazione”…; “Col torneo potremmo anche finanziare iniziative di aiuto per i giovani”. Saranno i campioni del futuro? Non posso saperlo. So che quando ho visto le squadre schierate in Piazza Maggiore per la presentazione alla città, ho pensato che mi ero sentito così felice il giorno della vittoria della Coppa Uefa… Ho detto piano a Stefania: “Bello, fare qualcosa che lascia il segno…”; “…il sogno!”, mi ha corretto lei.

Marco Antonio De Marchi

Presidente Associazione di Promozione Sociale
Amici di We Love Football

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